E’ una serata estiva di quelle in cui in Sicilia non si respira. Siamo in un centro agricolo della provincia di Ragusa. Solo chi è del Sud sa come trascorrono le serate i ragazzini durante queste estati caldissime. Fuori ai gradini di casa, seduti, a guardare i video su you tube. Simone e Alessio hanno pochi mesi di differenza sono fratelli -cugini, così si definiscono al sud due cugini di sangue vissuti come fratelli.

La città di Vittoria, il suo centro storico, potrebbero comparire in un bel film con il Commissario Montalbano e invece no, nessuna immagine patinata per questa città invisibile, silenziosa. Solo due ragazzini del profondo sud, di una famiglia umile, che stanno facendo la loro estate, a zero euro, si godono il fresco sui gradini di casa nella stradina di casa.

La cronaca dei fatti la conosciamo. Il Suv che sfreccia veloce arrogante, senza senso alcuno in una stradina stretta, come fosse un videogioco, sbanda, prende in pieno i bambini, li trasforma in giocattoli di pezza, li fa letteralmente a pezzi.

No, non è una tragica fatalità, forse lo è nascere nella parte sbagliata del paese. L’autista del Suv, i suoi amici in auto con lui che non lo hanno trattenuto, fermato, pur sapendo che era ubriaco e strafatto. Loro sono conosciuti, molto conosciuti. Di fronte a loro, Simone e Alessio sono delle formiche davanti a tronfi giganti della parte malata di un paese vittima della paura, dell’omerta, della mafia, della delinquenza.

Vittoria è un comune sciolto per infiltrazioni mafiose tre volte nell’ultimo periodo, è la città dove per una lite da due euro si può dar fuoco ad una pompa di benzina. Simone e Alessio sono solo due ragazzini che giocano, che si accontentano delle loro giornate semplici che magari chissà cosa sognano di fare. Ma sono solo birilli del gioco di chi con arroganza percorre le strade del paese sfoggiando la ricchezza con i grossi attributi di metallo che sono i Suv della grandezza, seminando il panico, scorazzando impuniti per stradine e viali, perchè tanto ” la comandano loro “.

E arriviamo alle città invisibili. Un paesone di 64 mila abitanti è diventato invisibile. perche? perchè nel giorno dei funerali di Simone, nelle centinaia di interviste rese ai vari cronisti, nessuno ha proferito parola contro il carnefice dei bambini, ma vuote, retoriche frasi di cui francamente non sappiamo che farcene. ” adottiamo quei bambini nel nostro cuore”, ” erano educati ” ” non dimentichiamoli” e un lieve sussurro di una vecchina che invoca una generica ” giustizia”. Neppure nell’omelia un richiamo forte ad una giustizia che non è un concetto astratto, buono solo per tenere in scacco i poveri, ma si avvale di strumenti concreti che sono la legge, le forze dell’ordine, le denunce.

La città invisibile ha paura anche solo a pronunciare il nome dell’assassino, che tanto, mal che vada, tra qualche anno sarà già fuori a scorazzare con un altro metallico, roboante cavallo, terrorizzando tutti , sempre più chini sotto il peso schiacciante dell’arroganza del crimine. Non una parola, neppure uno sfogo emotivo contro l’assassino. Neppure i genitori. Come fa ad entrare così nelle ossa la paura, tanto da diventare naturale conviverci? La paura che chiude la bocca e rende le città e le persone invisibili.

Questa volta le lacrime, benchè legittime, non bastano, non sono sufficienti e le preghiere rassegnate ad un Dio qualunque sono blasfeme. E in paese c’è chi dice che l’ impresa funebre che ha fatto i funerali di Simone sia legata alla innominabile, paurosa famiglia dell’uomo ubriaco che si è fatto beffe della vita altrui in una sera d’estate qualunque.

Matilde Iaccarino

Nasce a Pozzuoli (Na), è giornalista, saggista e scrittrice. Insegna letteratura al liceo. Appassionata di letteratura ed è impegnata da molti anni nella ricerca storica.

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