Con l’incendio del campanile di Notre Dame di Parigi se ne va un pezzo di sogno, un pezzetto, o forse più d’uno, che ha il sapore di baguette, di vino delle brasserie, di crepes, di risate e passeggiate sghembe, correndo veloci dalla Senna al sagrato della cattedrale più bella di sempre.

tutti hanno nella loro vita una foto sotto Notre Dame, una camera d’albergo che si è affacciata lì, insieme a sogni, progetti, speranze, amici venuti e poi andati via. Tutti hanno avuto un pezzettino di balcone affacciato li, mentre ti affacciavi alla vita, col basco in testa e libri da sottolineare e una lingua da imparare.

Notre Dame e i miei diciott’anni

Notre Dame l ‘ ho incontrata a diciotto anni, gita dell’ultimo anno di liceo. Un gruppo caotico di ragazzi di provincia sbarcati a Parigi, carichi di bagagli e risate. Notre Dame ci lasciò impietriti , a bocca aperta per la sua maestosità. Ci sentivamo quasi adulti, protagonisti di una magia infinita, alle soglie della maturità, la Parigi di Victor Hugo usciva dalla pagine del libro della biblioteca scolastica e si faceva carne, e pietra e cielo e suono di campane. Credo che fu in quel momento che mi innamorai di Parigi, perchè sentivamo con chiarezza che non eravamo più i ragazzi maldestri con le converse della provincia meridionale, ma eravamo cittadini dell’Europa, del mondo.

Una finestra su Notre Dame

Ho coltivato l’amore per Notre Dame e per la città che ci aveva accolti a braccia aperte. E ho desiderato incontrarla di nuovo. E’ stato così qualche anno dopo, con la laurea in lettere in tasca, andai a studiare lì, in una casa su Quai des Saint Augustein, vicinissima alla cattedrale, con altre ragazze. ogni mattina quando mi recavo a studiare all’ Università di Saint Denis e prendevo la metro del 13 esimo arrondissement, gettavo uno sguardo a Notre Dame, come un saluto ad una persona di famiglia. Le facevo ciao con la mano o le strizzavo l’occhio. La nostra signora di Parigi, quella che mia aveva accolto a 18 anni. Un giorno in cui sentivo nostalgia di casa, entrai nella Cattedrale, era il 1 novembre, era un pomeriggio buio con la pioggia grigia e fitta. Notre Dame brillava di una luce medievale, raccolta, ma superba, c’era messa solenne, il coro, nello scranno ero seduta accanto a parigini sconosciuti. Pensai alla mia vita, a ciò che avevo già perduto e misurai il tempo lunghissimo che avevo avanti affamata di futuro e di felicità. Notre Dame accolse la mia tristezza e i miei timori. Cantavo tra me e me le canzoni del musical Notre dame de paris che mi è sempre sembrato di una dolcezza struggente. Qualche mese dopo Parigi mi salutò, carica di dubbi e piena di vita.

Un saluto speciale

Notre Dame ha benedetto un altro pezzetto di vita. Il mio piumino verde scuro, in un Capodanno indimenticabile, su e giù per le strade di Parigi col mio mal di schiena e una pancina appena accennata, una coppia che si fa famiglia con tutte le ansie, le gioie, le attese condensate in pochi centimetri di vita piccolissimi, dinanzi alla maestosità della torre campanaria di Notre Dame, del suo rosone immenso. L’immensamente grande che puoi toccare con mano e l’infinitamente piccolo che diventa immensamente grande.

Grazie Notre Dame di aver custodito tutto ciò che veramente conta: Pezzetti di vita, di sogno, di bellezza.

Matilde Iaccarino

Nasce a Pozzuoli (Na), è giornalista, saggista e scrittrice. Insegna letteratura al liceo. Appassionata di letteratura ed è impegnata da molti anni nella ricerca storica.

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